Psicoterapia dell’infanzia

I bambini difficilmente esprimono il proprio disagio a parole ma più frequentemente mettono in atto comportamenti “disturbanti” (scoppi di rabbia, rifiuto scolastico, enuresi notturna, ecc).

Fortunatamente, sempre più spesso insegnanti e genitori attenti colgono il grido di aiuto presente in questi comportamenti e si rivolgono ad un professionista.

Psicodiagnosi

Inizialmente lo psicologo propone ai genitori uno o due colloqui (senza il bambino) al fine di raccogliere tutte le informazioni riguardanti la storia del piccolo e della sua famiglia (gravidanza, parto, svezzamento e tappe di crescita).

Una volta chiarito il quadro anamnestico il terapeuta effettuerà quattro o cinque incontri con il bambino (da solo o con la presenza di uno o entrambe i genitori, a seconda delle necessità).

Attraverso racconti di storie, disegni e osservazioni del gioco spontaneo, lo psicologo stabilirà una relazione di fiducia con il bambino e al tempo

stesso farà una “fotografia”, mediante specifici test, del mondo emotivo del bambino in quello specifico momento della sua vita.

Terminata questa fase di valutazione verrà effettuato un colloquio di restituzione ai genitori al fine di spiegare ciò che è emerso durante le sedute di consultazione ed eventualmente proporre una psicoterapia.

La psicoterapia con il bambino

Se dalla fase psicodiagnostica emerge la necessità di un percorso terapeutico il professionista, previo consenso dei genitori, imposterà incontri a cadenza settimanale per un periodo indicativo (da valutare periodicamente).

La psicoterapia nell’età evolutiva ha come obiettivo principale quello di fornire al piccolo paziente uno spazio di condivisione delle proprie angosce e paure che, per ragioni varie, non riesce ad esprimere in famiglia.

La relazione con il terapeuta, infatti, essendo libera dalla paura di deludere le aspettative dei propri genitori (il terapeuta non è il genitore del bambino) rappresenta uno spazio “neutro” dove il piccolo potrà entrare in contatto con le emozioni che lo spaventano maggiormente insieme ad una figura rassicurante che fa da “contenitore”.

Durante il percorso di terapia sono inoltre previsti colloqui bimestrali con i genitori al fine di monitorare i comportamenti del figlio anche al di fuori del contesto terapeutico.

Un confronto periodico con il terapeuta offre inoltre ai genitori stessi un’occasione per riflettere sulle proprie emozioni dinnanzi ai comportamenti problematici del proprio bambino.